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Indice generale » Gli studi di settore

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Cosa si intende per studi di settore?

Quando si parla di Studi di Settore si fa riferimento ad un metodo informatizzato a base statistica per il calcolo dei Ricavi e dei componenti presunti in riferimento ad ogni singola impresa o professionista .
Gli Studi di Settore hanno validità, anche ai fini dell’accertamento, a decorrere dal periodo di imposta 1998; sino ad allora erano applicabili i Parametri Contabili.
Essi si sono formati sulla base di indicatori costruiti su dati contabili ed extracontabili richiesti nel corso degli anni al contribuente a mezzo di appositi questionari.

Gli Studi di Settore attraverso l’analisi e l’elaborazione dei dati contabili ed extracontabili verificano la congruità dei ricavi dichiarati dal contribuente e la coerenza del valore riscontrato per i principali indicatori economici (produttività per addetto, rotazione del magazzino, percentuale di ricarico,etc.) rispetto ai valori minimi e massimi tipici del settore di attività. Per l’elaborazione di tutti questi dati e parametri l’Amministrazione Finanziaria si avvale dell’applicazione informatica GE.RI.CO.

Gli Studi di Settore sono soggetti a revisioni periodiche effettuate mediante l’invio ai contribuenti interessati di questionari da compilare e restituire telematicamente all’Amministrazione Finanziaria.

Essi sono applicabili nei confronti dei contribuenti con le seguenti caratteristiche :
1)Periodo normale di imposta pari a 12 mesi e che non sia quello iniziale o quello finale;
2)Periodo di normale svolgimento dell’ attività;
3)Ricavi o compensi di importo non superiore ad €. 7.500.000,00 .

Sono invece esclusi nei confronti dei seguenti contribuenti :
1)Imprese multipunto o multiattività, salvo il caso in cui tale tipo di gestione sia ritenuta normale per l’attività esercitata;
2)Attività secondarie con incidenza superiore al 20% dei ricavi complessivamente dichiarati;
3)Imprese in contabilità forfetaria, incaricati alle vendite a domicilio.

Per i contribuenti in contabilità semplificata e per quelli in contabilità ordinaria giudicata inattendibile, l’Agenzia delle Entrate può procedere all’accertamento induttivo extracontabile sulla base degli indici derivanti dall’applicazione degli Studi di Settore.

La contabilità può essere dichiarata inattendibile dal punto di vista formale o sostanziale.

Contabilità formalmente inattendibile :
1)Disponibilità liquide non risultanti dai partitari o dalle scritture contabili intestate analiticamente a ciascun istituto di credito o ufficio postale;
2)Dalle scritture contabili non risultano tutte le operazioni intercorse con i clienti o i fornitori;
3)Non sono stati registrati in contabilità i versamenti o i prelevamenti del titolare o dei soci;
4)I criteri di valutazione delle rimanenze finali non sono evidenziati nel libro inventari o nella nota integrativa.

Contabilità sostanzialmente inattendibile, viene contestata in occasione di ispezioni e verifiche :
1)I valori rilevati si discostano per più del 10% da quelli dichiarati e comunque per almeno €.2.582,84;
2)Risulti la mancata registrazione in contabilità di beni strumentali per un ammontare complessivo superiore al 10% del totale dei beni utilizzati;
3)Non risulti documentazione relativa all’impiego di lavoratori dipendenti e/o collaboratori occasionali, sempre nel limite del 10%.

I maggiori ricavi o compensi risultanti dall’accertamento rilevano anche ai fini I.V.A. sulla base dell’aliquota media relativa alle operazioni attive. Entro 30 giorni dalla notifica del verbale di ispezione, il contribuente ha diritto di inoltrare una relazione tecnica, redatta da un professionista abilitato, che dimostri che le irregolarità riscontrate derivano da errori formali che non consentono di dichiarare inattendibile la contabilità. Se a seguito di contraddittorio con l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate viene raggiunto un accordo si procede al cosiddetto accertamento con adesione.

La determinazione di un maggiore ammontare di ricavi , compensi o volume d’affari in applicazione degli Studi di Settore non comporta l’obbligo di trasmettere la notizia di reato ai fini penali.

Il contribuente è tenuto alla compilazione ed all’invio telematico degli Studi di Settore inerenti la propria attività annualmente, in sede di compilazione della dichiarazione dei redditi (modello UNICO) . Se dalla verifica della congruità e coerenza deriva uno scostamento rispetto a quanto richiesto dal fisco è possibile “adeguarsi”, vale a dire rettificare in aumento i ricavi imponibili al fine di raggiungere l’importo richiesto dal programma GE.RI.CO. Tale adeguamento comporta ovviamente un aumento del reddito con corrispondente obbligo di pagamento delle relative imposte oltre alla necessità di versare l’IVA dovuta sui maggiori ricavi derivanti dall’adeguamento.

Il comma 2 dell'art.37 del D.L. Del 4 Luglio 2006 n. 223 convertito dalla Legge 4 Agosto 2006 n.248 ha disposto l'abrogazione dei commi 2 e 3 dell'art. 10 della Legge 8 Maggio 1998 n.146, che recava disposizioni in materia di accertamento sulla base degli studi di settore.
Con l'abrogazione di tali norme era stata sostanzialmente prevista un'applicazione generalizzata degli studi di settore rimuovendo le distinzioni fino a quel momento esistenti tra i contribuenti esercenti attività in regime di contabilità semplificata e quelli in regime di contabilità ordinaria anche per opzione. Pertanto gli uffici fiscali in futuro potranno emettere un atto di accertamento basato sugli studi di settore senza dover verificare se il contribuente si trova nella condizione dei cosiddetti “due periodi su tre” oppure sia dichiarata la contabilità inattendibile . Tale normativa ha inoltre sancito l'obbligo di invito al “confronto” con l'Ufficio fiscale prima dell'emanazione dell'avviso di accertamento.

La circolare ministeriale 5/E del 21/01/2008 ha però poi stabilito che i contribuenti che si trovano all'interno dell'intervallo di confidenza fissato tra il ricavo minimo ed il ricavo puntuale sono da ritenersi congrui ed inoltre che le risultanze derivanti dall'applicazione degli Studi di Settore assumono la veste di presunzioni semplici e come tali non sono autonomamente sufficienti a permettere l'emissione automatica di avvisi di accertamento ; è un'importante chiarimento che stabilisce una volta per tutte che gli Studi di Settore non hanno valore di presunzione legale e , quindi, non permettono di per sé l'emissione di avvisi di accertamento automatici.

La Legge Finanziaria per il 2008 ha inoltre stabilito che l'Agenzia delle Entrate ha l'onere di motivare e fornire elementi di prova per avvalorare l'attribuzione dei maggiori ricavi o compensi derivanti dall'applicazione degli indicatori di normalità economica .

La difesa del contribuente da un accertamento basato sugli studi di settore è sostanzialmente incentrata sulla capacità di riuscire a dimostrare nel corso del “confronto” con l'ufficio che la propria situazione economica e gestionale giustifica lo scostamento accertato in quanto gli indicatori statistici degli studi non sono correttamente applicabili al proprio caso . Gli uffici dovranno avere cura di adeguare il risultato degli “studi” alle particolari situazioni in cui può versare l'impresa e dovranno comunque sempre motivare sia l'accoglimento che il rigetto delle istanze del contribuente.

Comunque chi riceve un accertamento basato sugli “studi” potrà sempre avvalersi oltre che delle regole previste dall'istituto dell'accertamento con adesione anche dei normali mezzi di difesa riconosciuti come il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale.

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