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Paritą di trattamento nel luogo di lavoro

Per fortuna per chi si impegna c’è la giusta ricompensa: in Italia la retribuzione femminile è più bassa di quella maschile del 7%. Non male rispetto agli altri Paesi europei, che mediamente discriminano le donne con un differenziale retribuito medio del 15%, nonostante l’agenda di Lisbona imponga la sua drastica riduzione entro il 2010.

Che l’Italia sia diventata un Paese virtuoso? A dire il vero, no. Accade sempre così là dove le donne occupate sono poche e quelle con salari potenziali bassi preferiscono non lavorare. Ma quali professioni sono occupate dalle donne? Non molto è cambiato dai giochi di ragazzi: insegnanti, infermiere e tutti i lavori nei servizi in genere, che rappresenta il settore con la quota più rilevante di donne. Donne operaie, o comunque impiegate nell’industria restano poche, mentre l’agricoltura la loro presenza è significativa. Insomma, professioni e settori sono ancora marcatamente rosa o azzurro. In parte è dovuto al fatto che maschi e femmine scelgono percorsi diversi già al momento dello studio: resta forte la dicotomia tra facoltà umanistiche per lei e facoltà tecnico-scientifiche per lui. Ma forti restano anche i cliché per cui certe professioni sarebbero più adatte ad una donna e altre ad un uomo… proprio come nei giochi da bambini: io il medico, tu l’infermiera.

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