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Conciliazione

Le donne che lavorano si trovano a farsi carico di una doppia responsabilità: quella della cura della famiglia e quella della professione.

Come fare, se i servizi sociali non mettono a disposizione scuole dell’infanzia e asili nido per i figli, o servizi per i familiari più anziani? O si lavora per pagare la retta scolastica, o si rinuncia al lavoro per dedicarsi ai propri cari. Magari si è fortunate: il compagno e il datore di lavoro sono comprensivi e di giorno in giorno si costruiscono quei compromessi che permettono di mettere d’accordo famiglia e lavoro. Ma la flessibilità ha anch’essa un altro costo: le aspirazioni professionali. Solo chi è sempre presente in ufficio, anche oltre l’orario di lavoro, è pronto a fare il salto verso le posizioni dirigenziali e di responsabilità. Ma spesso una donna – per poter seguire la famiglia – ha scelto un part-time, o ha accettato un lavoro flessibile: in breve, non sarà spesso in ufficio e quindi dovrà sacrificare le sue aspirazioni professionali.

In breve, il problema della conciliazione tra vita e lavoro non è solo quello di favorire quei compromessi necessari per tenere assieme queste due sfere. Il problema è che si considera queste come due termini opposti: per le donne non è previsto che la professione sia parte del proprio progetto di vita.

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